Perché sono nati gli ETF su Bitcoin ed Ethereum
Gli ETF (Exchange Traded Funds) nascono per semplificare l’accesso ai mercati. Invece di comprare direttamente decine di titoli, l’investitore acquista un solo strumento quotato in Borsa che replica un indice, una materia prima o un tema d’investimento. Con le criptovalute il principio è lo stesso: dare la possibilità di esporsi a Bitcoin o Ethereum senza dover aprire un wallet, preoccuparsi delle chiavi private o affrontare la volatilità emotiva del trading diretto.
Per anni le autorità hanno negato questa possibilità, temendo manipolazioni e scarsa trasparenza. Poi, con l’evoluzione del mercato e l’aumento della domanda istituzionale, diversi paesi hanno aperto alla quotazione di ETF spot, ovvero fondi che detengono realmente Bitcoin o Ether come sottostante. Il 2025 è l’anno in cui l’offerta si è moltiplicata, dagli Stati Uniti all’Europa, passando per la Svizzera e Hong Kong.
Come funziona un ETF su Bitcoin o Ethereum
Un ETF spot su Bitcoin o Ethereum acquista fisicamente i token e li conserva in un deposito sicuro (custodia istituzionale). Ogni quota dell’ETF rappresenta una frazione del totale detenuto. Se il prezzo di Bitcoin sale del 5%, anche il valore dell’ETF tenderà a salire nella stessa misura, al netto delle commissioni di gestione.
In altre parole, l’ETF replica l’andamento della criptovaluta sottostante, ma elimina tutti gli aspetti operativi legati alla gestione diretta: nessun trasferimento di wallet, nessuna seed phrase, nessuna piattaforma crypto da usare. L’investitore opera dal proprio conto titoli, come farebbe con un fondo azionario o obbligazionario tradizionale.
ETF spot vs ETF futures
Non tutti gli ETF crypto sono uguali. Esistono due categorie principali:
- ETF spot: replicano direttamente il prezzo del token, detenendo l’asset fisico (Bitcoin o Ethereum). Sono i più trasparenti e fedeli.
- ETF futures: si basano su contratti derivati, quindi replicano il prezzo attraverso posizioni su future regolamentati. Sono più complessi e possono subire costi impliciti di “roll” nel tempo.
Per un investitore medio, gli ETF spot sono in genere preferibili: più chiari, più efficienti e più aderenti al movimento reale del mercato crypto.
Vantaggi pratici per l’investitore
Il principale vantaggio è la semplicità. Per chi vuole avere un’esposizione alle criptovalute senza gestire direttamente wallet e chiavi private, gli ETF rappresentano una soluzione elegante. Sono strumenti regolamentati, custoditi da entità supervisionate, e possono essere acquistati con un click, come qualsiasi azione.
Un secondo vantaggio è di tipo fiscale e amministrativo: gli ETF sono inquadrati come strumenti finanziari. Questo significa che eventuali plusvalenze o minusvalenze vengono tassate con le regole previste per i fondi, e non come “valute virtuali”. In Italia, ad esempio, rientrano nel regime del 26%, con possibilità di compensazione con altre minusvalenze finanziarie, cosa che non è possibile con il trading diretto su exchange.
Accesso semplificato e liquidità
Essendo quotati su Borse regolamentate (come Deutsche Börse, Euronext, Nasdaq o Borsa Italiana), gli ETF crypto sono strumenti liquidi e negoziabili in tempo reale. Non ci sono tempi di attesa per bonifici o trasferimenti di token. Inoltre, la custodia è curata da entità specializzate come Coinbase Custody o BitGo, riducendo notevolmente il rischio di perdita o furto.
Diversificazione controllata
Un ETF su Bitcoin o Ethereum può rappresentare una piccola parte di un portafoglio più ampio. Chi desidera diversificare verso asset alternativi può destinare una quota minima, ad esempio il 2-5%, mantenendo la maggior parte del patrimonio in strumenti tradizionali. Questo approccio consente di beneficiare del potenziale di crescita del settore senza compromettere la stabilità complessiva del portafoglio.
I rischi da non ignorare
Ogni vantaggio porta con sé anche una controparte. Gli ETF crypto non sono esenti da rischi, anzi. Il primo è il rischio di mercato: anche se lo strumento è regolamentato, replica comunque un asset estremamente volatile. Una flessione del 20-30% in pochi giorni, come si è visto nell’ottobre 2025, può riflettersi immediatamente sul valore dell’ETF.
Il secondo rischio riguarda la custodia: sebbene i fondi si appoggino a depositari istituzionali, rimane una dipendenza da soggetti terzi. In caso di controversie legali o problemi operativi, l’investitore non ha il controllo diretto sui token sottostanti.
Infine, esiste un rischio di tracciamento (tracking error): anche gli ETF spot possono deviare leggermente dal prezzo reale del mercato, soprattutto nei momenti di forte volatilità o di scarsa liquidità sul sottostante.
Non sono una scorciatoia magica
È importante chiarire che gli ETF crypto non rendono l’investimento “più sicuro” in senso assoluto. Eliminano solo alcuni rischi tecnici (come la perdita delle chiavi private), ma non cambiano la natura speculativa del sottostante. Chi compra un ETF su Bitcoin o Ethereum deve essere pronto ad affrontare le stesse oscillazioni di chi li detiene direttamente in un wallet.
I principali ETF crypto disponibili nel 2025
Nel 2025 il panorama si è ampliato rapidamente. Negli Stati Uniti, dopo l’approvazione della SEC, si contano più di dieci ETF spot su Bitcoin e diversi su Ethereum. In Europa, i prodotti di 21Shares, WisdomTree, VanEck e Fidelity sono i più seguiti. Alcuni esempi:
- iShares Bitcoin Trust (IBIT) – gestito da BlackRock, tra i più liquidi al mondo.
- Fidelity Wise Origin Bitcoin ETF (FBTC) – approccio istituzionale con custodia interna.
- VanEck Ethereum ETN – replica diretta del prezzo di ETH con custodia BitGo.
- 21Shares Bitcoin ETP – quotato in Europa, tra i primi disponibili agli investitori retail.
La scelta dipende da vari fattori: costi, affidabilità del gestore, valuta di denominazione e sede del fondo. Gli ETF europei sono in genere denominati in euro e quotati in Borsa tedesca o svizzera, mentre quelli americani sono in dollari e quotati su Nasdaq o NYSE.
Commissioni e costi
Ogni ETF prevede una commissione annua di gestione (TER), che varia dallo 0,19% allo 0,95%. A prima vista può sembrare poco, ma su orizzonti lunghi l’effetto cumulato può incidere sul rendimento. Conviene quindi confrontare i costi prima di scegliere: tra due ETF simili, quello con TER più basso tende a offrire un rendimento netto migliore.
ETF Bitcoin o Ethereum? Differenze di comportamento
Molti investitori si chiedono se convenga puntare su Bitcoin o su Ethereum. In realtà dipende dagli obiettivi. Bitcoin ha una funzione più “monetaria”, considerato da molti un bene rifugio digitale, con un’offerta limitata e prevedibile. Ethereum, invece, è una piattaforma che abilita applicazioni decentralizzate, quindi più “tecnologica”.
Storicamente Bitcoin mostra una volatilità leggermente inferiore e tende a muoversi per primo nelle fasi rialziste. Ethereum, al contrario, può amplificare i movimenti sia al rialzo che al ribasso, offrendo più potenziale ma anche più rischio.
Un portafoglio bilanciato può contenere entrambi, ad esempio con una proporzione 70/30 a favore di Bitcoin. Chi preferisce semplicità può iniziare dal solo ETF su Bitcoin, più diffuso e liquido, per poi valutare un’espansione graduale verso Ethereum.
ETF vs acquisto diretto: cosa cambia davvero
Comprare un ETF significa delegare custodia e sicurezza a un intermediario regolamentato. Comprare direttamente crypto significa invece assumersi la piena responsabilità di gestione. Nessuna delle due scelte è “migliore” in assoluto: dipende da quanto controllo si vuole mantenere e dal proprio livello di competenza.
Chi punta alla semplicità e non è interessato alla DeFi, agli NFT o all’uso pratico dei token, trova nell’ETF una soluzione più pratica. Chi invece vuole sperimentare la parte “viva” dell’ecosistema blockchain preferirà il possesso diretto. In entrambi i casi, la parola chiave è consapevolezza: capire cosa si sta acquistando e perché.
Come inserire gli ETF crypto in un portafoglio personale
Gli ETF su Bitcoin ed Ethereum possono rientrare in una logica di diversificazione controllata. Non si tratta di sostituire azioni o obbligazioni, ma di aggiungere una componente decorrelata (almeno in teoria) capace di offrire rendimento potenziale elevato nel lungo periodo.
Un investitore prudente può destinare una quota del 2-3% del capitale complessivo. Chi ha maggiore tolleranza al rischio può arrivare al 5-10%, ma sempre all’interno di una strategia bilanciata e con orizzonte temporale pluriennale. La regola base resta invariata: non investire somme che potresti dover liquidare a breve.
Esempio pratico
Immaginiamo un portafoglio di 20.000 euro: – 17.000 euro in strumenti tradizionali (ETF azionari e obbligazionari) – 2.000 euro in ETF Bitcoin – 1.000 euro in ETF Ethereum. Una volta all’anno si ribilancia, riportando le percentuali ai livelli prefissati. Questo metodo semplice riduce l’impatto emotivo e mantiene costante la strategia nel tempo.
Prospettive future degli ETF crypto
Il 2025 è l’anno della normalizzazione: le criptovalute stanno entrando a pieno titolo nei portafogli istituzionali. Gli ETF fungono da ponte tra il mondo tradizionale e quello decentralizzato. Si discute già dell’arrivo di nuovi prodotti: ETF su panieri di crypto, su indici DeFi e persino ETF “ibridi” che combinano asset digitali e titoli azionari del settore blockchain.
La regolamentazione europea (MiCA) contribuirà a dare maggiore fiducia agli investitori retail, fissando regole più chiare su custodia e trasparenza. Tuttavia, l’essenza di questo mercato resterà la stessa: volatilità, cicli, innovazione e opportunità per chi sa osservare senza farsi travolgere dalle mode.
Conclusioni: un ponte tra due mondi
Gli ETF su Bitcoin ed Ethereum rappresentano una sintesi tra due universi: la solidità regolamentata della finanza tradizionale e la libertà tecnologica del mondo crypto. Sono strumenti utili per chi vuole esporsi con criterio, riducendo la complessità operativa ma accettando il rischio di mercato. Non sono una scorciatoia, ma un canale accessibile per partecipare all’evoluzione della finanza digitale.
Come sempre, la differenza non la fa lo strumento, ma il modo in cui viene usato. Studiare, capire e diversificare rimangono le uniche vere protezioni nel tempo. Il resto è rumore di fondo.
Nota finale
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non costituisce consulenza finanziaria. Prima di investire, valuta il tuo profilo di rischio e consulta un professionista qualificato. Le performance passate non garantiscono risultati futuri.
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