Capire le tue zone di frequenza cardiaca significa dare un ritmo al corpo e una direzione all’allenamento. Non è solo un numero sullo smartwatch: è un linguaggio. Quando impari a leggerlo, eviti le sedute “né carne né pesce”, migliori il fiato in modo misurabile e smetti di sprecare energia in lavori che non servono al tuo obiettivo. In questa guida ti porto passo dopo passo: come stimare le zone in modo semplice, come affinarle, e soprattutto come usarle nella settimana tipo.
Perché le zone contano (più della velocità)
La velocità racconta quanto vai forte su un terreno, la frequenza cardiaca racconta quanto stai chiedendo al cuore e al sistema energetico. È il parametro più democratico: vale su salita, pianura, vento, caldo. Le zone servono a dare intenzione a una seduta: recupero, base aerobica, soglia, qualità. Senza questa mappa, finiamo quasi tutti a correre o pedalare sempre uguale: troppo forte per recuperare davvero, troppo piano per stimolare adattamenti.
La base: stimare FCmax e riserva di frequenza (HRR)
Per partire ti basta una stima di FCmax (frequenza cardiaca massima) e del tuo riposo al mattino. La scorciatoia classica è 220 − età (uomo) e 226 − età (donna). Non è perfetta, ma funziona per impostare un primo cantiere. Se hai già uno storico di sedute intense o gare in cui “hai dato tutto”, usa il picco reale: è meglio dei calcoli.
La seconda leva è la HRR, la riserva di frequenza cardiaca: HRR = FCmax − FCriposo. Con il metodo di Karvonen le zone diventano più “tue” perché tengono conto di quanto basso riesci ad andare a riposo (indice di fitness e recupero).
Due vie per definire le zone (scegline una e parti)
1) Metodo semplice (percentuali di FCmax)
Assegna le zone come percentuali della tua FCmax. È veloce, intuitivo e va benissimo se stai iniziando:
Z1 50–60%: rigenerante, conversazione piena.
Z2 60–70%: base aerobica, respiri più profondi ma ancora parli a frasi.
Z3 70–80%: “medio”, l’impegno sale e preferisci frasi brevi.
Z4 80–90%: soglia, brucia ma reggi blocchi da minuti.
Z5 90–100%: sopra soglia/VO₂, lavori a ripetute brevi.
2) Metodo accurato (Karvonen / HRR)
Calcola prima la riserva: se FCmax è 190 e riposo 60, HRR = 130. Ora applica le percentuali alla HRR e poi riaggiungi la FCriposo. Ad esempio, Z2 al 65%: 0,65 × 130 = 84; 84 + 60 = 144 bpm. Questo metodo è più aderente alla realtà, soprattutto se a riposo scendi bene.
Esempi numerici “da palestra”
Esempio A (35 anni, FCmax stimata 185, riposo 58): HRR = 127. Z2 (60–70% HRR) ≈ 58 + (0,60–0,70)×127 = 134–147 bpm. Se nelle tue uscite rigenerative stai regolarmente sopra 150, non stai recuperando: stai facendo medio travestito da facile.
Esempio B (45 anni, FCmax reale 190 da gara, riposo 52): HRR = 138. Z4 (80–90% HRR) ≈ 52 + (0,80–0,90)×138 = 162–176 bpm. Se un 4×6′ in Z4 ti scappa spesso oltre 178–180, stai spingendo in Z5: poche ripetute “eroiche” ti lasceranno stanco per giorni, togliendoti qualità al resto della settimana.
Esempio C (recupero dopo stop dal fumo, FCmax 188, riposo 64): HRR = 124. Z1 vera (50–60% HRR) ≈ 64 + (0,50–0,60)×124 = 126–138 bpm. Le prime 2–3 settimane resta qui per costruire economia del gesto e capillarizzazione senza stressare il sistema.
Come usarle nella tua settimana
Immagina la settimana come una scala: i gradini bassi costruiscono, quelli alti rifiniscono. Quasi tutti traggono beneficio da una base abbondante di Z1–Z2, piccole dosi di Z3, e “pennellate” di Z4–Z5.
Base aerobica (Z1–Z2): qui crescono i mitocondri, migliori l’ossidazione dei grassi, abbassi la frequenza a riposo. È la parte che non si vede ma sostiene tutto. Due o tre uscite in Z2 cambiano il tuo modo di faticare: il fiato smette di essere il limite.
Qualità controllata (Z3): è la terra di mezzo utile quando vuoi abituarti a ritmi più “densi”. Usala con parsimonia: blocchi continui da 15–30 minuti, o progressivi che chiudono in Z3. Se la settimana è stressante, taglia Z3 e salva il recupero.
Soglia e oltre (Z4–Z5): qui insegni al corpo a “stare nel fuoco” senza bruciarsi. Z4 per 4–10 minuti, Z5 per 30–90 secondi. Poche ripetute fatte bene batteranno sempre il “tanto per”. Recuperi generosi (1:1 o 1:2) e tecnica pulita.
Adattare le zone al contesto (caldo, stress, sonno, cheto)
Le zone non sono scritte nella pietra: il cuore risente di caldo, disidratazione, stress, sonno corto. In giornate calde o dopo notti pessime, a pari sforzo i battiti sono più alti: accetta uno scostamento e allena lo sforzo, non l’ego. Se segui una dieta chetogenica, potresti notare una Z2 molto “economica” (più facile mantenere il passo con FC più bassa), ma lavori intensi in Z4–Z5 richiedono più gestione di elettroliti e carbo mirati pre-seduta. La regola pratica: rispetta le zone, poi ascolta il respiro. Se la sensazione e i numeri divergono troppo, vince la sensazione.
Come affinare le tue zone nel tempo
All’inizio va benissimo una stima. Dopo 6–8 settimane di allenamento regolare, puoi “stringere il fuoco”. Tre strade:
1) Test progressivo controllato: riscalda bene, poi incrementa ogni 3–4 minuti finché il respiro diventa a frasi spezzate. Il punto in cui parlare a frasi intere smette di essere naturale è vicino alla tua soglia. Annota i bpm e ricava Z4 attorno a quel valore.
2) Cronaca degli allenamenti: confronta ripetute simili a distanza di settimane. Se per lo stesso ritmo i battiti scendono di 5–8, la tua Z2 si è “spostata”: aggiorna i range.
3) Gara o allenamento chiave: un 5–10 km corsi a tutta o una cronoscalata pedalata forte ti regalano picchi credibili di FC. Usa quel massimo reale per ricalcolare le zone.
E se non ho cardiofrequenzimetro?
Puoi andare comunque. Il talk test è sorprendentemente affidabile: conversazione piena = Z1–Z2, frasi brevi = Z3, parole singole = Z4, nessuna parola = Z5. In alternativa usa la percezione (RPE su 10): 3–4 per Z2, 6 per Z3, 7–8 per Z4, 9–10 per Z5. Quando poi avrai uno smartwatch o una fascia, confronterai i due mondi.
Una settimana tipo, spiegata senza tabelle
Immagina cinque sedute. Lunedì esci 40–50 minuti in Z2, ritmo tranquillo, respiro ampio. Mercoledì inserisci un lavoro di qualità: dieci minuti di progressione fino alla Z3, poi 4×5′ in Z4 con recupero facile; chiudi sciolto. Venerdì torna lungo in Z2, un’ora che sembra lunga ma scorre: alleni la pazienza prima della potenza. Domenica un “medio intelligente”: 20′ in Z2, 20′ in Z3, 10′ di defaticamento. In mezzo metti un recupero attivo in Z1: camminata, cyclette leggera, mobilità. La logica è semplice: più base, qualità ben posizionata, recupero vero.
Quando i numeri “non tornano”
Capiterà: un giorno Z2 sembra altissima, un altro non sali di bpm. Non forzare. Se il cuore sale “troppo” per lo sforzo percepito, probabilmente stai pagando caldo o stanchezza: resta nella zona respiratoria, anche se i numeri sono 5–8 bpm sopra. Se invece non sali, sei scarico: riduci il carico e difendi il sonno. Allenarsi bene significa anche saper togliere.
Attenzione e sicurezza
Ascolta il medico se hai patologie cardiovascolari o sei in terapia: questa guida è informativa e non sostituisce un parere professionale. Se avverti dolore toracico, vertigini o sintomi insoliti, interrompi la seduta. Idratazione ed elettroliti sono parte dell’allenamento quanto le scarpe: portali con te, specie con caldo e lavori in Z4–Z5.
